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martedì 6 novembre 2012

UN SISTEMA DI GUARIGIONE FONDATO SULL’IPOTESI DELL’UNIVERSO OLOGRAFICO



La particolarità della radionica russa sta nell’assorbimento delle idee degli scienziati noti al livello mondiale: Garyaev, il padre della “genetica ondulatoria”, Kozirev e Kaznacheev, conosciuti per le loro ricerche sugli specchi,  nonché Shipov, autore della teoria del “vuoto fisico”, o  Anochin, ricercatore nel campo della coscienza.  Molti di loro avevano condiviso l’ipotesi del  paradigma olografico. Cerchiamo di capire che cos’è.
E’ noto che l’ologramma  è un’immagine tridimensionale  creata con l’aiuto di un  laser. La stessa fotografia olografica è una foto particolare: rappresenta non l’oggetto stesso ma la sua equivalente ondulatoria; per avere un’immagine tridimensionale  si deve illuminare la lastra di vetro su cui viene incisa, e solo allora vedremo  l’immagine a 3D. 



Due quadri-ologrammi russi (www.holoshop.ru)

A differenza di una foto ordinaria, ogni parte dell’ologramma contiene tutta l’immagine per intero, e questo significa che l’ologramma illustra il principio “come in alto così in basso”, noto fin dall’antichità. Questo ha aiutato al  fisico David Bohm a formulare l’ipotesi sulla natura  olografica dell’Universo.  
Secondo la scoperta di  Alain Aspect dell’università di Parigi, fatta nel 1982,  in  certe condizioni alcune particelle, per esempio gli elettroni,  possono comunicare tra di loro a qualsiasi distanza.  Bohm aveva supposto che la separazione di queste particelle  fosse un’illusione, perché ad un certo livello loro non sono affatto separate ma rappresentano una realtà indivisibile.  Secondo Bohm ciò che vediamo, e il mondo in cui viviamo,  è solo un aspetto della realtà, esplicito quanto illusorio, una proiezione di ciò che lui ha definito come  “un ordine implicito dell’Universo”.  Il nostro mondo, in quest'ottica, è un gigantesco ologramma riccamente definito, dove passato, presente e futuro esistono contemporaneamente.
David Bohm, in fondo, non aveva detto nulla di nuovo: già migliaia di anni fa gli induisti chiamavano Brahman il livello implicito dell’Universo, luogo di nascita di ogni forma della realtà visibile che sorge da esso e in esso si riavvolge in un flusso infinito. 
Bohm non era solo: Karl Pribram, il neurofisiologo dell’università di  Stanford,  era arrivato alle stesse conclusioni studiando la natura del cervello umano. 
Si era scoperto che non esiste nel cervello una zona definita  responsabile della memoria, la memoria è registrata negli impulsi nervosi che  si intersecano attraverso tutto il cervello, allo stesso modo come una particella dell’ologramma contiene  il tutto. Il cervello umano possiede molte caratteristiche degli ologrammi: ha la capacità di trovare all’istante delle informazioni  sfogliandone un numero enorme. Per esempio, se  ci viene in mente la parola “zebra” non abbiamo bisogno di esaminare tutto il nostro  dizionario;  le associazioni tipo “cavallo”, “a strisce” e “vive in Africa” ci verrebbero in mente  nello stesso istante.  Un altro mistero del nostro cervello è la sua capacità di  tradurre una valanga di frequenze  percepite dagli organi di senso  in un quadro concreto che è la visione del mondo.  Ma anche questa è una caratteristica  per eccellenza dell’ologramma: codificare  e decodificare le frequenze.

Se ciò che noi vediamo è  soltanto un riflesso di ciò che “là” (pensando al lato implicito, invisibile) è  una massa di frequenze, e se il cervello olografico ne  decodifica alcune trasformandole nelle percezioni,  che cos’è la realtà oggettiva?
Diciamolo subito: la realtà oggettiva, in quest'ottica,  non esiste; la materia è il “maya” degli induisti e noi non siamo altro che dei ricevitori che galleggiano in un mare di frequenze, per quanto non crediamo di essere dei soggetti fisici che vivono in un mondo solido.
Questo  stupefacente quadro della realtà, che per molti risulterebbe sconvolgente, è stato chiamato “il paradigma olografico” (la parola deriva dal greco antico paràdeigma, che significa esemplare, esempio). 
E, una volta accettata questa tesi, non è più possibile affermare che la mente crea  coscienza; avviene il contrario: è la coscienza a creare un’illusoria sensazione del corpo, del cervello e di qualsiasi altra realtà percepita come “fisica”.
Riporterei un solo esempio che  illustra questa tesi (a chi vuol approfondire consiglio la lettura di uno splendido e raro libro di Michael Talbot  “Tutto è uno. L’ipotesi della scienza olografica” (URRA ed, 1991): il biologo Lyall Watson aveva raccontato del suo incontro con una sciamana indonesiana la quale, nel corso di una danza rituale, era capace di far svanire e far riapparire istantaneamente un intero boschetto di alberi, e lo aveva fatto diverse volte, davanti agli occhi  degli stupefatti osservatori occidentali che la guardavano. 
Esperienze come questa, insieme a tante altre, non possono essere spiegate con aiuto delle attuali conoscenze scientifiche.
Questa svolta nel guardare le strutture biologiche permette di capire che anche la nostra comprensione della guarigione potrebbe cambiare coscienza e diventa chiaro che ognuno di noi ha più responsabilità al riguardo della propria salute quanto lo permettano  i successi della medicina ufficiale.  Si potrà guarire tramite  la coscienza che, a sua volta,  apporterà delle correzioni  nell’ologramma del corpo. Questo significa, che il processo di guarigione dovrebbe cominciare molto, ma molto “a monte” del corpo fisico: al  livello olografico!
Ora, non sappiamo ancora se il concetto del paradigma olografico di David Bohm e Karl Pribram  sarà prima o poi accettato dalla comunità scientifica, ma è ormai evidente che esso ha conquistato molti scienziati, e precisamente, molti ricercatori nel campo della guarigione  energetica in Russia. 
Direi subito: non solo accettato, ma anche applicato con successo nel  corso delle  terapie. E chi non crederà a ciò che sto scrivendo, potrebbe ricredersi... 


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